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Si chiude il Mater Festival con i volti e le storie delle donne migranti PDF Versão para impressão Enviar por E-mail
Escrito por Valeria   
Quinta, 25 Novembro 2010 11:26
Si conclude la seconda edizione del Mater Festival con le storie di migrazione ed emarginazione raccontate per immagini, momenti per riflettere sul senso di diversità e differenza alla luce del contesto globale in cui ci muoviamo.

Giovedì 25 alle ore 16.30, presso il Palazzo del Capitano/Sala Master di Montepulciano è in programma l'intervento di Elena Pulcini, Ordinario di Filosofia sociale - Università di Firenze, dal titolo “Differenza e differenze:ripensare l'altro nel mondo globale”, uno sguardo sull'individuo e sul senso di individualità nel contesto attuale.
Venerdì 26 i volti della diversità passano dalle immagini fotografiche e filmiche: la giornata inizia alle 16,30 con l'inaugurazione della mostra di Amedeo Vitale dal titolo “24 e ½ .Viaggiare in altri mondi. Siria e Giordania”, presso ilCAntinonearte Teatri. Lo sguardo di un viaggiatore, un reportage di che diventa racconto, fotografico e non solo. Insieme alle foto, Vitale presenta un libro di racconti nati dai ritratti raccolti durante i viaggi
“E' per questo - spiega Vitale - che la mostra si intitola 24 e mezzo: 24 immagini e mezzo autoritratto del mio ultimo viaggio, in un mondo diverso, immaginato diverso, culturalmente diverso, la Siria e la Giordania. Io, falso migrante, tra uomini e soprattutto donne potenzialmente migranti, comunque immagini di testimonianza di mondi diversi”.

Un buffet multietnico precede la seconda parte della giornata con due lavori video: La Superficie delle cose, di Valentina Macaluso e Nicola Contini (Loading Lab)e Hanna e Violka, un documentario di Rossella Piccinno (DakhlaVision)
La Superficie delle cose racconta in uno stile asciutto, da cinema del reale, i sacrifici che molte donne sono chiamate a fare come strategia di sopravvivenza per migliorare la propria condizione d'origine: lavori umili e dequalificanti, molto spesso vivendo esperienze di violenza e mobbing. Un coraggioso cortometraggio che vuole mettere sotto i riflettori non la mera cronaca nera , bensì la necessità di sviluppare una solidarietà di genere ed invita le donne a parlarsi, creare rete, condividere le proprie paure e le proprie speranze. La solidarietà di genere come strumento per confrontarsi, parlarsi, fare rete senza nessuna distinzione di religione, nazionalità o altro.
Rossella Piccinno racconta la storia di Hanna e Violka, non solo un documentario sociale, ma un film privato, il racconto della vita di Gina e Ntoni, nonni materni della regista e di Hanna, la loro badante polacca. Hanna Korszla fa parte delle migliaia di badanti presenti in Italia. Vive in Salento insieme a Gina e Antonio, un anziano ultraottantenne malato di Alzheimer, di cui si occupa costantemente. Violka è sua figlia, diciannovenne senza lavoro. Le loro vite si incontrano come in uno specchio scambiando i propri ruoli nella cura di 'Ntoni. È così che Hanna può finalmente ritornare in Polonia a riabbracciare la sua famiglia confrontandosi con un presente e con un passato difficile, mentre Violka, badante-bambina, fa i conti con un soggiorno che non si rivela essere proprio "una vacanza".
Una riflessione che non è solo antropologica e sociale ma prima di tutto intima e personale.

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