| "I AM SETTING OFF" - Davor Ciglar's art exhibition |
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I AM SETTING OFF- Davor Ciglar's Art Exhibition"Europäische Akademie", Palazzo Ricci, from the 16th to the 22nd of March I am setting off.as in to leave,to move, to arrive (never to arrive) Or else" a beginning" like "birth ", the moment at which something as yet undeveloped (unboundedness) looks in the mirror and sees itself take shape. The theme of works on display, is really that mirror,that moment so wonderfully dramatic ,of appearing before the world(emerging) and beginning(or continuing) its course . "Parto" is a series of "assemblage" of coffee containers in aluminium(Illy) oilß and paints on canvas ,wood and paper.
NASCITE, VIAGGI, MIGRAZIONI, ASSENZE Sette opere per una svolta: una svolta per questa tappa del proprio viaggio d'artista, che Davor Ciglar connette ai viaggi fatali, necessari e non esattamente di piacere delle Donne Migranti. Brani memorabili. Una tela riquadrata e divisa in settori, partizioni della superficie come a dare uno scheletro consistente e un'opaca vernice ai campi di Malevič e Mondriaan; su di essa colore e ferite e grumi e cicatrici, come fosse una pelle - no, anzi, come fosse epitelio di una cavità addominale; escissa dalla materia, lacuna dalle curve dolci come un feto addormentato, prende forma una vita, ma è già un'assenza, ha viaggiato o viaggia, e non è un viaggio di piacere perché l'epitelio è diventato un prato calpestato, erba ferita di un campo-profughi, stazione di una via della Croce senza resurrezione, e porta impronte di suole-carrarmato, di sgomberi e soldati. Il feto addormentato, intanto, è emigrato su un'altra tela, galleggia su un mare con onde di lame taglienti. Qualcosa sottile come vetro, morbido come tessuto è la placenta dispersa. Brani memorabili. Una stanza blu mare ed arancione, pareti smarginate in azzurrini tenui, come negli ultimi lavori di Mark Rothko. Solo che qui il colore non dà aditi penetrabili nelle superfici incrinate da linee d'ombra ton sur ton, ma compone spazi tridimensionali abbaglianti, in realtà costretti come bottiglie di Morandi abbandonate sui gradini avanti l'uscio d'una catapecchia creola. Un sole sabbioso e rabbioso, impastato di beffardo glitter, dilaga su ogni cosa. Fatica di un viaggio/migrazione nell'abbaglio. Fatica di Orfeo senza musica e con le vertebre bloccate, impossibilitato a volgersi. Un Orfeo femminile. Fa riscontro a questo lavoro un soft landing - così lo definisce l'autore - forme intuibili nel bianco di una luce, di un approdo, di una meta mediterranea. Tracce-linee-punti metallici come orme di varani meccanici disegnano un percorso immaginario privo di centri da raggiungere, privo di sensi. Brani imprescindibili. Il metallo può divampare come un fuoco e irradiare il rosa e il rosso, farsi ventre espanso, urgenza del parto, prendere forma di mare in tempesta, eruzione, rottura. Oppure disegnare filari, sequenze di risaie, andirivieni sul Khyber. Le fasce di metallo hanno un colore di stampa rossa e di scritte doviziose - garanzie, posologie, ingredienti, ma sbiadite. Sbiadite come baracche da troppo tempo al sole, nel tanfo della miseria, di pelli tostate, avvizzite, cancerose, nelle immense discariche del mondo. Dove le strade non hanno nome e nessun parto genera partenze. Furio Durando
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